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Viaggio in Sahara - Giancarlo Iliprandi

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Un libro e una mostra Difficile introdurre l’ennesimo diario sul Sahara, spazio che non ama troppo farsi confinare tra certe pagine anguste, cercando diligentemente di evitare tutti i luoghi comuni che aggrediscono la sua essenzialità. Una volta a questi tour, a questi giri fuori dalle normali r ...Altre informazioni


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Un libro e una mostra

Difficile introdurre l’ennesimo diario sul Sahara, spazio che non ama troppo farsi confinare tra certe pagine anguste, cercando diligentemente di evitare tutti i luoghi comuni che aggrediscono la sua essenzialità. Una volta a questi tour, a questi giri fuori dalle normali rotte, si attribuiva il titolo vagamente romantico di spedizione. Quando non di esplorazione, presupponente il fascino di qualsiasi ignoto. Addirittura sulle carte che ci accompagnavano, lasciapassare o salvacondotti che fossero, compariva il termine mission. Mai nessuno avrebbe anche solo accennato al turismo. Con tutta la sottovalutazione della parola ed in più il rischio di confusioni, malintendimenti ed equivoci. Come quella volta, la sera prima di arrivare a Bardai, con le canne dei kalà puntate alla gola, noi che ci dichiariamo turisti, loro che insistono a imbastardire tra touristes e terroristes. Così abbiamo scelto un titolo tranquillo, che vorrebbe dire tutto e niente. Perché se il Sahara è soltanto la più grande distesa desertica del mondo il viaggio potrebbe sottintendere spazi, geografici piuttosto che temporali, persino maggiori. Come fossero un certo sguardo, proprio quel certain regard, non sui vicini di intenti ma dentro di noi. Questo, per fortuna, altro non è stato, almeno apparentemente se non un viaggio in una zona del Sahara centrale, beneficiata da una faticosa e fascinosa serie di cordoni di dune. Là dove l’Erg du Tenere va a innestarsi dans le grand Erg de Bilma. Nel silenzio di certi tramonti gonfi di sabbia ed in quello, ancora più impressionante, di certe albe a zero gradi. Quando anche il freddo pare sorriderti canticchiando per suo conto, Freude, Freude, l’inno alla gioia. Et similia. Scusandomi per l’enfasi tardo-romantica.

Pagine 94